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Ottobre 2006

REPORTAGE PROGETTO NEPAL OTTOBRE 2006

 

Siamo quasi di casa ormai. Ciò non significa che l'emozione e la voglia di tornare diminuiscano, anzi sono sempre costantemente presenti in tutti noi. Anche la curiosità questa volta è notevole. Dopo i disordini della primavera appena trascorsa, costati decine di morti sulle strade della capitale, finalmente si è giunti ad una tregua più forte delle precedenti, con la riapertura del parlamento ed il ripristino dei diritti civili. Il paese, ancora una volta, è apparso da protagonista sulle scene internazionali, ma questa volta in senso positivo. Il cammino, per poter costruire un Nepal democratico e scevro di violenza, sembra ormai avviato ed i nostri amici ci scrivono di un clima cambiato e di una ritrovata serenità.

Torniamo in ottobre, il mese in cui si svolgono le feste più importanti del paese. Al nostro arrivo, all'aeroporto, gli sguardi dei nostri amici non riescono a celare una serenità, che non vedevamo in loro da anni.

Lungo le strade, balza subito all'occhio la totale mancanza di militari e di posti di blocco. Il consueto caotico traffico della capitale procede, con l'ordinato disordine di sempre. I turisti stranieri affollano il folcloristico quartiere di Thamel, tra questi gli italiani sono ancora pochi. La sensazione d'essere gli unici turisti a frequentare le strade deserte della capitale, tipica degli ultimi anni, quasi fosse una triste compagna d'avventura, oggi, ha lasciato il posto alla sua amica: la serenità.

Il villaggio di Benighat, ancora una volta ci aspetta. Scesi dall'autobus, ecco venirci incontro l'amico Sindaco, detto "Sindachino", per la sua bassa statura, che, con le lacrime agli occhi per l'emozione, ci abbraccia e ci regala tanti sorrisi sinceri. Le scuole sono chiuse in questi giorni, per la festa del Tihar, ma ciò nonostante tanti bambini si sono presentati per dare corpo al comitato di accoglienza.

Finalmente incontriamo i nostri bimbi, del progetto "Adozione a distanza". Nei prossimi giorni vivremo con loro, per conoscerli meglio.

Il clima di festa è all'ennesima, paragonabile al periodo natalizio per noi. Le donne del paese sono tutte indaffarate a preparare la cerimonia della tika, in omaggio agli uomini di casa, con la tradizionale tika rossa sulla fronte. Anche noi, questa volta, parteciperemo da protagonisti, in quanto ormai entrati a far parte della grande famiglia dei Kandel.

Le giornate trascorrono tranquille, i bambini ci fanno compagnia e con loro dividiamo momenti particolari. I loro giochi sembrano ricordare quelli dei pargoli delle nostre campagne in anni remoti, quando scendevano di corsa le scale, con ancora il baffo di cioccolato sul labbro, per andare con gli amici in cortile a far correre un copertone o a giocare a nascondino. E quando arrivava il bimbo più fortunato degli altri, con il pallone, si confondevano fra la polvere, tutti a rincorrere quella magica sfera di gomma. Abbiamo rispolverato, dalla nostra memoria, antichi giochi, che ormai la tecnologia ha accantonato nel cassetto dei ricordi. Eccoci allora ad organizzare un piccolo torneo di divertimenti: "Bandiera", "Quattro cantoni", "Nascondino"… Quante risate sincere, da quei volti infantili, pronte a liberarsi nell'aria, come piccole farfalle bianche.

Le stesse, che con un battito d'ali, ci riportano alla musica della banda del paese, che sta per raggiungere laJanagaun Primary School, la scuola abbarbicata sulla collina, che abbiamo costruito per la comunità di Janagaun, a tre ore di cammino da Benighat. Ci riposiamo alcuni minuti, la salita è ripida e faticosa. Non osiamo, però, lamentarci, al solo pensiero di quanta fatica debbano aver sopportato i manovali, che hanno trasportato sulle spalle il peso di tutto il materiale usato per la costruzione della scuola. Quante volte sono andati avanti ed indietro senza un lamento, forti della loro fierezza e orgogliosi del loro lavoro.

Ma ecco che, quasi all'arrivo, ci corrono incontro i bambini del villaggio. Prendendoci per mano, ci accompagnano fino alla sommità della collina. Arriviamo, finalmente, con il fiatone, che all'improvviso svanisce, per lasciare il posto allo stupore: la scuola è veramente bella, azzurra, su un piano, a forma di elle. "L" come Laura, la generosa benefattrice che ha voluto finanziare l'intera scuola. Le aule, ora, sono spaziose e luminose e le finestre, robuste, potranno proteggere i bambini durante il rigido inverno.

La festa inizia. La musica, i canti, i balli e le risate si disperdono per la vallata, richiamando anche gli ultimi curiosi, giunti dalla vallata.. Tutti ci ringraziano con sincera riconoscenza. Di tanto affetto, rimane sorpreso persino il giornalista della televisione nepalese, chiamato a riprendere l'evento.

La sera decidiamo di invitare tutto il villaggio, bimbi compresi, alla cena di ringraziamento, che noi di Hanuman Onlus decidiamo di offrire in segno di apprezzamento per cotanta ospitalità.

I saluti sono come al solito la cosa più dolorosa, ma ci lasciamo con un nuovo importante progetto per il 2007: la ricostruzione della Shree Basanta Primary School, posta sulla collina di Swayalbhanjang, formata da sole 3 aule buie ad anguste, che verranno sostituite da altrettante 6 nuove aule, molto più spaziose e luminose, volte ad ospitare tanti bimbi, in modo dignitoso e confortevole.

Torniamo ancora una volta da questo magico paese, ricchi di sensazioni e di missions da realizzare: la costruzione della Shree Basanta Primary School ed il completamento della scuola di Bunghamati; un nuovo progetto a Bakthapur e soprattutto la costruzione di una "Casa Famiglia", che ospiterà i bambini del progetto "Educating Children"