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Aprile 2014

Missione Nepal Aprile 2014

 

Mission Nepal  Aprile 2014

 

Sono volontaria di Hanuman Onlus dal 2008 e questo è il mio secondo viaggio in Nepal.

Lo stato d'animo con il quale parto è un mix di sensazioni:

il piacere di ritrovare amici che ho conosciuto cinque anni prima e con i quali ho "collaborato" indirettamente in tutti questi anni, a migliaia di chilometri di distanza;

Il desiderio di rivedere un paese spettacolare in tutti i suoi aspetti, che ogni volta mi riserva piacevoli sorprese;

L’emozione di vedere finalmente Happy Home, la casa famiglia dove sono alloggiati i bambini privi dei genitori  e vivere assieme a loro momenti che, scoprirò poi, resteranno indelebili in me.

 

Il gruppo con il quale viaggio è l’ideale per la buona riuscita dell’avventura: i consiglieri e fondatori  di Hanuman Onlus, ormai veterani del Nepal, in grado di affrontare qualsiasi problema organizzativo, più un gruppo di volontari ed alcune giovani amiche alla loro prima partenza per il Nepal e prima volta con la nostra associazione. L'esperienza, sommata all'entusiasmo della novità.

 

Le premesse quindi sono ottime, ma già al secondo giorno, mi renderò conto che la realtà sarà in grado di superarle!

Partiamo il prima possibile (tempi nepalesi permettendo), dall'hotel di Kathmandu e affrontiamo il primo di molteplici viaggi nella polvere delle strade in rifacimento, nello smog quasi intossicante (non mi lamenterò mai più dell'aria che respiro a Milano, lo prometto!), nel traffico indescrivibile dove convivono camion e macchine e furgoni di turisti ed autobus pubblici stipati all'inverosimile e biciclette e pedoni e mucche sacre, tutti in apparenza inconsapevoli dell'esistenza di regole del codice stradale (soprattutto le mucche!) e tutti miracolosamente sopravvissuti uno all'altro; uno spettacolo, se non fosse la loro quotidianità.

 

Il nostro autista, Babu Gaji,  che ci accompagnerà per tutto il viaggio, meriterebbe un capitolo a parte: è un concentrato (anche per la sua ridotta altezza), di abilità e velocità e senso delle misure, talmente bravo da sembrare un tutt'uno con il nostro scassatissimo pulmino; riesce ad affrontare i vicoli stretti della capitale del Nepal come se guidasse una piccola auto al posto del bus Mercedes.  Incredibile veramente.

 

Percorriamo la panoramica Prithvi Highway,  la strada che da Kathmandu ci porterà Benighat, il paese dove Hanuman Onlus ha costruito ben 8 delle sue 12 scuole, il paese dove sorge la nostra “Happy Home”, la casa famiglia.

L’emozione è grande, mista alla curiosità di vedere finalmente realizzato il grande progetto, che consentirà ai bambini orfani di vivere in un ambiente decoroso e di poter affrontare con serenità il percorso scolastico. Affrontiamo quindi l’ultimo tratto di strada in salita per raggiungerla e ,all’improvviso, sembra di entrare in un mondo diverso, fatto di quiete, di natura e di aria limpida. 

E finalmente ecco lì, davanti a noi, il frutto degli interminabili mercatini nelle piazze italiane, al fine di raccogliere fondi per la sua costruzione, al gelo dell’inverno ed al caldo dell’estate.

Ma nel vederla mi rendo conto che ne è valsa la pena!

Happy Home è bellissima e grandissima e ad accoglierci ci sono i suoi abitanti, ossia i primi 15 bambini che vivono lì e che ci attendono con i loro incantevoli sorrisi, un pò intimiditi, o forse lo siamo più noi, ma subito pronti a festeggiare il nostro arrivo.

E improvvisamente la quiete diventa caos, con tutti che si adoperano per pulire e allestire le stanze per i volontari, fare conoscenza con i bambini, esplorare la casa ed il magnifico terrazzo, valutare i lavori di pittura che ci sono da fare e che inizieranno il giorno successivo.

Ci viene anche offerto il nepali chai, il thè nepalese, bollente e molto zuccherato.

Tutto si svolge così velocemente ed in contemporanea che sembra di vivere in diverse dimensioni temporali, quasi a voler sfruttare al massimo il poco tempo disponibile.

Al termine della nostra avventura, perchè tale è stato ogni momento di questo viaggio, constaterò che veramente il tempo è volato e che avrei voluto fare molte più attività con i bambini.

Il mio scarsissimo inglese non mi ha impedito, però, di vivere emozionanti momenti  di condivisione, quali: mostrare alle ragazze e bambine come lavarsi i capelli con lo shampoo, come tenere in ordine e aver cura dei propri vestiti nel cassettone personale nella loro stanza, ridendo con loro dei miei strafalcioni linguistici o delle mie imprese di mimo per compensare ciò che la lingua mi impediva di esprimere.

E la mia ritrosia in pubblico è stata vinta finalmente dall'intimità che si è creata nella casa, dove in una delle ultime sere tutti ci siamo lanciati in un ballo nepalese (o tale tentava d’essere), imitando la grazia e la simpatia di Sushila, la bimba più piccola presente alla Happy Home.

 

Le nostre giornate sono state equamente divise tra attività istituzionali e turistiche, con e senza i bambini.

Non ci siamo fatti mancare nulla:

la natura, con la passeggiata all'alba nel Parco Nazionale del Chitwan, patrimonio dell'umanità, dove, dall'alto del dorso dell'elefante asiatico abbiamo avvistato i rinoceronti indiani, i cervi e un’infinità di uccelli di varie specie e colori; la gita in barca sul fiume nel tardo pomeriggio, con gli alligatori che silenziosamente scivolavano intorno a noi o, restando immobili sulla riva, seguivano il nostro passaggio;

La storia e l'arte, con le visite alle città di Patan e Bhaktapur e le loro magnifiche piazze contornate dai templi riccamente decorati;

La spiritualità, con il tempio di Swayambhunath o quello di Pashupatinath, bagnato dal fiume sacro Bagmati, dove avvengono le cremazioni, lo stupa di Bodhnath, il più grande del Nepal ed uno dei più grandi del mondo; le cerimonie religiose, assistendo ad un matrimonio, ad una commemorazione funebre e ad una preghiera comunitaria di monaci;

Il lavoro e la vita quotidiananei remoti villaggi, ammirando le donne che vanno a prendere l'acqua o si lavano nelle fontane pubbliche ed ancora le donne che trasportano legna o mattoni sulla schiena in enorme gerle, i bambini che si divertono con giochi semplici, i filati tinti che asciugano all'aria, i vasai che plasmano l'argilla, i cereali che asciugano al sole, ed infine le immagini più drammatiche delle fabbriche di mattoni, dove lavorano e vivono operai in condizioni disumane.

 

Emozionante è stata la gita con tutti gli 80 bambini del progetto Happy Child a Nagarkot, nel tentativo di vedere l'alba, tentativo fallito purtroppo a causa della foschia. Ma la delusione è stata compensata dal vedere la gioia dei bambini nello stare tutti insieme e nel condividere un momento eccezionale.

Altrettanto coinvolgente è stato consegnare a tutti i bimbi i regali, gli indumenti e le scarpe che i sostenitori dall’Italia hanno fatto avere; e giocare assieme a loro nelle bellissime piazze e vie di Bhaktapur.

 

Durante il nostro viaggio abbiamo visitato tutte le  12 scuole da noi costruite, alcune raggiunte agevolmente in pulmino, altre in maniera più avventurosa, con ore di jeep e successivamente un tratto sul cassone del camion, ma ovunque accolti calorosamente e festosamente.

In tutte abbiamo riscontrato la cura e l'attenzione nel mantenimento, principi che  Hanuman ha lottato per  far crescere nella mentalità delle varie comunità, alcune veramente molto povere.

E’, infatti, prioritario per noi, che ciò che Hanuman costruisce, venga conservato nel tempo per il futuro dei bambini e del Nepal.

Ed il sapere che ad ogni nostro viaggio vengano svolte con attenzione queste verifiche,  rinforza la mia personale convinzione ed il mio orgoglio nel sostenere apertamente la serietà che caratterizza Hanuman Onlus e la certezza che tutto quanto si raccoglie è esclusivamente destinato ai bambini.

 

Per tutto il tempo della mia permanenza in Nepal, sono stata assillata dal desiderio di condividere quello che vivevo, dalle immagini alle emozioni, con le tante persone che in Italia sostengono la mia attività di raccolta fondi, economicamente o dedicandomi le loro idee o il loro tempo.

Credo che le foto, i filmati o i racconti non saranno sufficienti a spiegare le sensazioni provate e che l'unica soluzione possa essere quella di invitarli a venire con noi nel prossimo viaggio, per farsi contagiare dal sorriso di questi bambini.

 

Namastè!